Nel pozzo di Pulixi c’è tutto: crimine, ironia e un colpo di scena che scotta

Oggi vi parlo di La donna nel pozzo di Piergiorgio Pulixi.

E partiamo da un presupposto fondamentale: a me Pulixi piace. E tanto.

Perché riesce, come pochi, a mescolare il giallo al noir, aggiungere un pizzico di commedia e creare personaggi fuori dagli schemi senza mai perdere ritmo né profondità.

In questo romanzo, lo ammetto, si spinge un po’ oltre.

Battute in romano, protagonisti che sembrano usciti da una serie tv crime scritta da uno sceneggiatore satirico in vena brillante, e un ritmo che va dritto come un proiettile.

C’è chi potrebbe dire che è troppo. Io dico che è esattamente ciò che rende questo libro così godibile.

Un caso irrisolto e un mondo che scricchiola

Tutto comincia da un dettaglio. Cristina Mandas, maestra stimata in un paesino della Sardegna, dimentica il compleanno del marito. Una piccolezza, apparentemente. Ma quel gesto minimo è il primo indizio che qualcosa si sta incrinando. Dietro la facciata di una vita perfetta, Cristina nasconde un segreto profondo quanto un pozzo.

E da lì, tutto si apre.

Ad indagare (più o meno volontariamente) su di lei e su un altro vecchio delitto avvenuto trent’anni prima, arrivano due personaggi irresistibili:

Lorenzo Roccaforte, ex vincitore del Premio Strega, ora alle prese con una devastante sindrome da pagina bianca;

Ermes Calvino, ghostwriter sconosciuto ma di talento, figlio devoto e outsider dalla battuta pronta.

Insieme sono la strana coppia perfetta. O imperfetta, ma efficace. A gestire il loro patto letterario (e narrativo) c’è Arturo Panzirolli, ex galeotto con una trovata geniale: diventare editore. E pure podcaster.

Non è un giallo classico. E va bene così.

Se cerchi un giallo alla Michael Connelly, con indagini serrate, detective professionisti e struttura rigorosa, questo libro non fa per te.

Pulixi non promette ordine. Promette un viaggio nel grottesco, nel tragico, nel surreale, con una scrittura viva, teatrale, e personaggi sopra le righe che, però, funzionano.

E sì, magari è “troppo” — ma è un troppo che convince.

Perché ha ritmo. Perché ha voce. Perché ti rimane addosso.

In La donna nel pozzo, Pulixi non si limita a raccontare un’indagine. Fa una radiografia al mondo editoriale, ironizza su chi scrive, su chi pubblica e su chi legge.

Il tutto mentre ti racconta una storia dolorosa, ti fa ridere con una battuta in dialetto e ti costringe a riflettere su quanto siamo bravi, a volte, a non vedere.

In conclusione?

La donna nel pozzo è un romanzo che si prende il rischio di essere diverso.

A tratti spiazza, a tratti graffia, a tratti fa sorridere. Ma soprattutto, non lascia indifferenti.

E secondo me, in un panorama dove tanti gialli si assomigliano, questa è una gran bella cosa.

E voi? Lo avete letto?

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