La donna senza memoria – Madame le commissaire e l’arte di ricominciare

Avevo lasciato Isabelle Bonnet a fare i conti con un dolore immenso, e non vedevo l’ora di ritrovarla. La donna senza memoria è il settimo capitolo della serie dedicata a Madame le commissaire, e se siete tra quelli che – come me – si sono ormai affezionati a Fragolin e ai suoi abitanti, questo nuovo romanzo vi farà sentire a casa.

Del mio amore per questa serie ne avevo già parlato, e confermo: tornare tra le lavande, le chiacchiere con Clodine, le corse al mattino presto, è ogni volta un piccolo viaggio nel cuore.

Anche in questo caso, Pierre Martin non delude. Il mistero della donna senza nome, apparsa all’improvviso davanti all’auto di Apollinaire, è avvolto da un’atmosfera tesa ma delicata, sospesa tra l’urgenza dell’indagine e il rispetto per una fragilità profonda. Isabelle affronta il caso con la solita lucidità, ma stavolta c’è qualcosa in più: una nuova consapevolezza. Il dolore l’ha cambiata. Lo si percepisce nei suoi silenzi, nei piccoli gesti, nella tenerezza che – finalmente – si concede di provare. Forse per gli altri, forse per se stessa.

L’equilibrio tra giallo, introspezione e ambientazione è ancora una volta perfetto. I personaggi secondari, come sempre, portano colore e autenticità alla storia. Ma è Isabelle a brillare: una protagonista che evolve senza perdere la sua coerenza, che impara a lasciarsi andare pur sapendo che, a volte, si soffre.

Un romanzo che conferma l’eleganza della serie: lieve, ma mai superficiale; profondo, ma senza pesantezza. Con un tocco di ironia, una spruzzata di suspense e tutto il profumo della Provenza.

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